Quattro a zero. Risultato netto, schiacciante, partita senza storia: Emergency padrona del campo, Pachocho in balia del gioco avversario. Quattro a zero e tutti a casa.
Pura fantasia naturalmente, anche se, dovete credermi, avrei proprio preferito che le cose fossero andate in questo modo. Invece sappiamo tutti come è andata. Sicuramente il nostro è stato un errore grossolano – affidarci ad un ipotetico comunicato, arrivato beffardamente giorno 6 e pubblicato dalla Uisp giorno 3 (all’indomani della superba prestazione dell’Emergency di cui parlavamo prima), comunicato che, come abbiamo amaramente, e un po’ da ignoranti, scoperto si è rivelato tutt’altro che indispensabile. Ma non è questo il punto.
In un torneo come questo, in cui la posta in palio è costituita semplicemente da una serie di sfide tra colleghi, il bello è proprio quello di mettersi alla prova, sul campo, contro squadre composte, in gran parte, da conoscenti, persone che si incontrano sistematicamente, a volte addirittura da amici. Consapevole di ciò e della nostra buonafede, il Vanni si è dimostrato da subito disponibile, pur di non alterare lo svolgimento del torneo, a fare uno “strappo alla regola”. La palla è stata dunque passata ai ragazzi dell’Emergency: spettava a loro decidere se accettare la sconfitta, e quindi il verdetto del campo, oppure, qualora si fossero sentiti usurpati di un qualche diritto, seguire il consiglio del Vanni e rigiocare la partita. “No grazie” – si è sentito rispondere Vanni – “preferiamo lasciar fare alla Uisp e guadagnare così l’accesso di diritto alla semifinale”. Ben fatto Emergency, quattro a zero e tutti a casa.
Ma quale diritto? Siamo stati sempre dell’opinione che le vittorie, in particolar modo in tornei di questo tipo, debbano essere legittimate sul campo giocandosela ad armi pari con gli avversari. È molto semplice: in campo entrano sette giocatori, se sei più forte o più fortunato dell’avversario vinci, altrimenti perdi e vai a casa. Da sempre è stata questa la nostra filosofia di gioco, chiunque ha avuto occasione di affrontarci sul campo non dovrebbe avere difficoltà a confermarlo. Ed è in base a questa filosofia che non ci siamo mai rifiutati (e dico mai) di spostare una partita o concedere “favori” agli avversari (leggi tesserini non proprio in regola). Ripeto, in campo si è in sette contro sette, e a questi livelli, per fortuna, è difficile che il campo menta. Vincere è più bello e più gratificante se l’avversario è al massimo delle proprie potenzialità.
Purtroppo (o per fortuna, dipende dai punti di vista), i fatti dimostrano che non tutti la pensano come noi. Poco male. Il fatto è che a rattristarci non è tanto l’eliminazione in sé – sappiamo benissimo di essere più forti dell’Emergency, quanto a questo non abbiamo bisogno che sia la Uisp a dircelo – ma il comportamento, a nostro avviso tutt’altro che sportivo e dignitoso di ragazzi che, tutto sommato e alla luce di quanto passato in almeno tre anni, ritenevamo amici. Siamo tristi perché in tutta questa faccenda vediamo solamente vigliaccheria e cattiveria. Diciamolo chiaramente, l’Emergency da questa storia non ha niente da guadagnare, come tutti sapete ha già perso e niente potrà cambiare il verdetto del campo. Unica cosa che ha potuto fare è stato togliere a noi una qualificazione ampiamente legittimata sul campo, con il sudore e non con una postilla del regolamento. Lo ripetiamo, vigliaccheria e cattiveria. Quello che in questa vicenda ci risulta poi veramente difficile da capire è come si possa giustificare, non tanto agli altri, ma a se stessi la partecipazione ad una semifinale ottenuta in questo modo. Per quanto ci riguarda ce ne vergogneremmo profondamente. Ma, come sappiamo, il mondo è bello perché è vario.
Ci dispiace infine per i ragazzi del Lokomotiv, del Deportivo e della Barzotti. A loro va un sincero in bocca al lupo. Sarebbe stato bello giocarsela sul campo con voi.
Il Pachocho